Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

 

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO "GIORDANO BRUNO" 

Fondata nel 1906

Aderente all' Union Mondiale des Libres Penseurs - International Humanist and Ethical Union

Presidenza nazionale e Presidenza sezione di Roma - Coordinamento Web :

prof.ssa Maria Mantello,


Roma

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Presidenza Onoraria e Sezione di Torino:

avv. Bruno Segre


Torino

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Greco e Latino squalificati

di Alvaro Belardinelli

 

 

«Sei competente? Le tue competenze sono certificate? Perdi il posto!». Questo sta avvenendo nei Licei Classici, ai danni dei Docenti di lettere, greco e latino. Infatti, con una semplice Nota Ministeriale (la n. 272 del 14 marzo 2011), il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha stabilito che l’italiano, la storia, la geografia e il latino nel Ginnasio (materie tradizionalmente insegnate nel biennio ginnasiale solo dagli abilitati anche all’insegnamento del greco) saranno insegnate pure da chi il greco non può insegnarlo perché privo di abilitazione[1]. In tal modo i Docenti più titolati, gli unici che per legge hanno diritto ad insegnare Lettere nel Ginnasio (come prescritto dal Decreto Ministeriale n. 39 del 30 gennaio 1998, tuttora vigente), saranno relegati all’insegnamento del solo greco. La storia greca sarà spiegata agli studenti ginnasiali da Insegnanti laureati in Lettere moderne. La cultura latina, figlia di quella greca, verrà insegnata nel Ginnasio da Docenti con conoscenze non approfondite di cultura e lingua greca: Docenti magari bravissimi e molto preparati, ma con competenze diverse da quelle richieste nel Liceo Classico.

Risultato: già da oggi la quasi totalità dei precari abilitati per il greco è a spasso. Le cattedre disponibili per loro si contano in ogni provincia sulle dita di una mano monca. E l’assurdità maggiore consiste nel fatto che d’ora in poi viene loro improvvisamente precluso anche di insegnare le altre materie letterarie nei Licei Scientifici e Linguistici, negli Istituti Tecnici, nelle Scuole Medie Inferiori. “Sai il greco? Insegni solo il greco!”. Ciò significa non avere più uno stipendio, per trentacinquenni con una o più lauree ottenute con il massimo dei voti, specializzati, abilitati all’insegnamento, spesso dottori di ricerca, i quali finora avevano sempre lavorato nel Ginnasio; un Ginnasio che aveva bisogno di loro, gli unici a potervi insegnare le materie letterarie. Per i Docenti “a tempo indeterminato” (quelli che un tempo erano definiti “di ruolo”) significherà sempre più perdere la titolarità nel Liceo di appartenenza, a vantaggio di colleghi meno titolati, ai quali la legge prescrive di insegnare in altri tipi di scuole. Per il Liceo Classico significa diventare un bel calderone all’italiana, in cui tutti possono insegnare un po’ di tutto. Per il nostro Paese significa degradare ancora di più il rigore e la serietà della cultura: la quale, come si sa, “non serve per vivere”, come pensano alcuni degli illuminati statisti che siedono sugli scranni del nostro Governo. Cosa se ne fa della cultura classica un demagogo che sa esprimersi solo mostrando il dito medio e grugnendo parolacce contro un microfono?

Insegnare cultura greca, oggi, ad uno studente imbevuto di consumismo e di disimpegno, vuol dire metterlo in condizione di comprendere a fondo concetti non più tanto di moda: quello di democrazia come partecipazione diretta, di politica come cura dell’interesse collettivo, di filosofia come esercizio del pensiero libero, di scienza come ricerca libera da dogmatismi e pregiudizi di carattere religioso. Studiare la cultura greca significa affondare le proprie radici nell’humus che ha dato origine alla civiltà moderna. Ecco perché lo studio della cultura greca non può essere separato dallo studio della civiltà latina, che dal mondo greco ha tratto linfa vitale; non può essere scisso dallo studio della storia, che nel Ginnasio riguarda le civiltà antiche; dallo studio della cultura italiana, nata dalle medesime civiltà; dallo studio della geografia, strettamente connessa alla storia.

Tutto ciò, agli illuminati politicanti di cui sopra, non interessa. E nemmeno alla maggior parte dei sindacati. Soltanto il sindacato Unicobas ha organizzato un ricorso al TAR, tuttora in esame, dopo aver già bloccato il medesimo obbrobrio nel maggio 2010, con un’interpellanza parlamentare presentata dall’Italia dei Valori. Per il resto, assistiamo a una strenua e pilatesca difesa dell’esistente. Il motivo principale è il seguente: i prof non abilitati in greco sono in numero maggiore, e più pesantemente colpiti dai tagli (perché le ore di latino sono state falcidiate da quella marmellata che qualcuno si ostina pomposamente a definire “riforma Gelmini”). E poi in Italia, paese clericale e mammone, parlare di onore al merito risulta impopolare. Un anglosassone calvinista non avrebbe dubbi su una questione così lapalissiana. In Italia, invece, le persone più titolate quasi si vergognano di reclamare i propri diritti, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a definirli “antipatici”, “secchioni”, “presuntuosi”. Quanto alla difesa dei precari, i sindacati confederali sono pronti a difendere “prima di tutto il personale di ruolo” (parole che ho sentito con le mie orecchie da una sindacalista CGIL): proprio quei sindacati confederali che sin dal lontano 1993 hanno accettato che il personale di ruolo fosse degradato a “personale a tempo indeterminato” (dizione che prima indicava i precari). “Difendere il personale di ruolo”, negandone comunque la professionalità certificata e quella acquisita in decenni di insegnamento, non è rendere un buon servizio ai Docenti, né alla qualità della Scuola Statale, agli studenti e alla collettività. Lo sarebbe, piuttosto, rispedire al mittente quella operazione di smantellamento che qualcuno spaccia per “riforma scolastica”. Lo sarebbe denunciare con coraggio quel neoliberismo alla Pinochet che autorizza la classe politica a mercanteggiare sui beni comuni (Scuola, Sanità, risorse strategiche), svendendoli al migliore (?) offerente. Ma questa denuncia, questa coerenza, questo coraggio, si sa, richiederebbero un Paese differente, un popolo più cosciente, una classe dirigente e politica più onesta.

Non ce li abbiamo, dunque dobbiamo accontentarci. Teniamoci pertanto la croce di questi ineffabili “governanti”, che si riempiono la bocca di parole altisonanti come “meritocrazia” mentre licenziano i meritevoli o rendono loro la vita impossibile, fino a farli pentire di esser nati. Gli insegnanti grecisti, pieni di gratitudine per questi mecenati, non smetteranno facilmente di ringraziarli: con ricorsi, sit-in, lettere ai giornali, appelli ai professori universitari, interventi nelle trasmissioni radiofoniche, manifestazioni e tutto ciò che sarà necessario per affermare pacificamente il loro diritto. Nell’attesa che tutto il Paese si risvegli dal sonno della ragione per scacciare i mostri e scuotersi dall’incubo in cui è immerso.

 


 

 

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