Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

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CONFLITTO FRA MAGISTRATI E POLITICI

di Alfredo Ventura (da L'Incontro, ott. 2007)

Il P.M. della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris, - che indagava nell’inchiesta “Why not” su reati connessi alla distribuzione di aiuti dell’Unione Europea alle Regioni Calabria e Basilicata, per cui figurerebbero indagati Prodi, Berlusconi, ministri (come Mastella), viceministri, parlamentari, membri dell’Antimafia, componenti del C.S.M. e alti gradi militari - ha rivelato alla TV (trasmissione “ANNOZERO” diretta dal giornalista Santoro) collusioni tra imprenditori, politici e magistrati della stessa Procura di Catanzaro, nonché intimidazioni e pressioni ricevute da ambienti istituzionali.

Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella (contestato dal ministro Di Pietro e inviso all’opinione pubblica per la sua partecipazione a comitati d’affari, per la sua responsabilità nel rovinoso indulto, per la carica di Sindaco di Ceppaloni, città inquinata da rifiuti tossici, abusivi, per favoritismi, ecc.) dopo aver appreso di essere iscritto nel registro degli imputati, ha chiesto e ottenuto dal C.S.M. il trasferimento del magistrato per incompatibilità ambientale e per le sue polemiche televisive.

Effettivamente un magistrato non dovrebbe rivolgersi alla TV per rivelare abusi, intrallazzi, illeciti che esigono il silenzio delle istruttorie giudiziarie anzinché richiedere il consenso popolare. Ma la materia è così scottante che De Magistris è stato di nuovo intervistato da Santoro, stavolta insieme al G.I.P. di Milano Clementina Forleo (notissima per aver chiesto al Parlamento l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche di D’Alema, Fassino e Latorre per la vicenda Banca Antonveneta - B.N.L. ma contestata per aver assolto il terrorista islamico Mahammed Daki distinguendo nella sua sentenza tra reati di terrorismo e legittimità della guerriglia, ma poi condannato dalla Corte d’Appello a 4 anni di reclusione per terrorismo internazionale).

La Forleo ha manifestato solidarietà a De Magistris: “Spesso il giudice è lasciato solo anche dai propri colleghi dopo aver assunto scelte scomode...Il P.M. di Catanzaro sta subendo intimidazioni e pressioni per aver scoperchiato pentole che non andavano scoperchiate e per aver lumeggiato sulle cosiddette “toghe lucane”...

Poi la coraggiosa Forleo (che sembra aver raccolto l’eredità del pool “Mani Pulite”) si è lanciata in un attacco ai “poteri forti” (dentro i quali comprende alcuni suoi colleghi togati) definendoli “i don Rodrigo e i loro bravi che promettono e non mantengono mai”.

Nel quadro di queste dispute si è inserito anche il sostegno indiretto dello scatenato Beppe Grillo, che ha buon gioco a denunciare gli scandali del nostro sistema giudiziario: stipendi d’oro per molti magistrati (media di 101.827 euro all’anno per la magistratura ordinaria, 104.124 per quella militare, 133.254 per l’Avvocatura di Stato, 144.376 per il TAR e il Consiglio di Stato, 156.149 per la Corte dei Conti), vacanze estive per 45 giorni, incarichi extra nella Pubblica Amministrazione cumulando stipendi e indennità, partecipazione a collegi arbitrali remuneratissimi, incarichi di Governo, collaborazioni d’oro al Senato, ecc; inoltre protagonismo, rivalità nelle correnti sindacali, irresponsabilità nell’indulgenza verso i criminali e nei rinvii delle udienze.

La vicenda che riguarda Forleo e De Magistris sul difficile rapporto tra giudici e politici aumenta la sfiducia dei cittadini verso la Giustizia sempre più in crisi: processi civili e penali interminabili, mancanza della certezza delle pene, dubbi sullo Stato di diritto e via dicendo. E poi ancora – ma ciò dipende dal Governo e dal Parlamento – il circuito carcerario vecchissimo e insufficiente, il casellario giudiziario cronicamente in arretrato (per cui un delinquente risulta incensurato perché nei computer non sono state inserite le condanne sopraggiunte), l’enorme spesa per le intercettazioni telefoniche e conseguenti trascrizioni (occorre un’Agenzia nazionale per gestire le intercettazioni, risparmiando 100 milioni di euro all’anno).

In sede legislativa il Paese ha constatato la follia commessa con l’indulto (26 mila beneficiari su 60 mila detenuti) che ha fatto ben preso salire il totale dei delitti ( esso ha raggiunto il massimo storico dal 1946) e nel giro di un anno ha di nuovo riempito le carceri, mentre i cittadini nelle piazze invocano sicurezza e legalità.

Alcuni reati aboliti da Berlusconi per interesse personale (falso in bilancio e ridotta prescrizione) non sono ancora stati reintrodotti. Viceversa la nefasta legge del democristiano Gozzini non è stata abrogata o modificata, così da consentire scarcerazioni anticipate, licenze, semilibertà ed altri benefici, per cui anche gli autori dei peggiori crimini tornano in circolazione e riprendono a delinquere.

Infine gli arresti domiciliari, che dovrebbero essere riservati a condannati anziani, malati o in particolari situazioni, sono concessi facilmente anche a chi dovrebbe scontare anni di galera.

Le pene troppo miti rendono lo Stato complice di delitti. Quando interviene il patteggiamento delle pene, le vittime sono escluse. Tutto ciò alimenta l’esasperazione per tale indifferenza e la sfiducia nelle istituzioni.

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