Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

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SUI TEMI "ETICAMENTE SENSIBILI" LA SINISTRA BATTA UN COLPO...E MAGARI PIU' DI UNO

di Maurizio Mori*

Quasi inavvertitamente, in breve tempo, si sono presentati con forza problemi nuovi che solo una decina di anni fa apparivano impensabili: globalizzazione, nuove forme di produzione e diversificazione delle classi, multiculturalismo, crisi dello stato sociale, sfiducia nel ‘pubblico’, aumento della longevità, precariato, nuove povertà, ecc. Uniti al crollo del muro di Berlino ed alla fine del socialismo reale, questi temi sono il segnale di un profondo cambiamento delle condizioni storiche e materiali di vita. Sicuramente impongono alla Sinistra un supplemento di riflessione: si tratta di chiarire come sia possibile attuare la maggiore uguaglianza sociale possibile nelle nuove situazioni storiche.
Oltre a quelli indicati, negli ultimi anni si sono imposti all’attenzione pubblica anche altri problemi, come quelli derivanti dai nuovi stili di vita individuale e familiare e quelli propri della bioetica: i progressi della biomedicina dischiudono nuove opportunità circa il controllo delle nascite e circa le modalità stesse di nascita, di terapia e di morte. Si discute se queste nuove pratiche siano lecite oppure no, ed è diventato comune indicare quest’ambito con l’etichetta generale di “temi eticamente sensibili”.
Al riguardo ci sono sostanzialmente due prospettive. Quella prevalente dà alla chiesa cattolica l’appannaggio dell’etica e della bioetica. I partiti del centro-destra (anche quelli che si dichiarano “liberali”) in modo esplicito sono schierati nella difesa di questa prospettiva, che trova comunque ampi consensi anche nel centro-sinistra. In generale c’è un tacito accordo di tutti nell’assegnare ai cattolici la bioetica o almeno nel dare ad essi grande privilegio. Così, ad esempio, i governi di centro-sinistra non hanno mai messo in discussione la larga prevalenza cattolica nel Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) – Prodi lo ha affidato addirittura ad un integralista come Casavola con l’approvazione di tutti!  Ancora, i bioeticisti interpellati dal Corriere della sera (o anche da Repubblica) sono sempre monsignori o sagrestani accreditati in curia.
C’è poi la posizione sostenuta dal partito Radicale, che fa uso di tutti gli artifizi possibili (digiuni, lettere aperte, ecc.) per difendere sul piano giuridico i nuovi stili di vita e per sottolineare i privilegi della chiesa cattolica. E’ forse un po’ scontato e banale dire dei Radicali che “se non ci fossero, bisognerebbe inventarli”: ma è vero. Senza di loro in Italia non avremmo alcuni istituti centrali per un paese avanzato  e civile, e quanto fanno per i diritti civili è sicuramente positivo. Ma le loro modalità di azione sono a volte problematiche, e su altri temi politici e sociali la posizione dei Radicali italiani suscita serie perplessità – almeno per chi si muove in una prospettiva che prenda sul serio l’uguaglianza sociale e le reali opportunità di azione dei cittadini.
Possibile che in Italia il menù politico preveda solo la scelta tra queste due posizioni? Possibile che sui temi eticamente sensibili la Sinistra non abbia una posizione di fondo (e non interventi sporadici di singoli) da spendere sul piano politico? La Destra si è schierata nella difesa della posizione della gerarchia cattolica e sfrutta al meglio la situazione: la legge 40/2004 ed il referendum del 2005 lo mostrano chiaramente, ma anche i tentativi (già in atto!) di riforma restrittiva della 194/1978. Non sappiamo che cosa farà il Partito Democratico ma è probabile che segua la consueta linea delle infinite ed estenuanti mediazioni, mantenendosi sostanzialmente in un rapporto di catto-dipendenza senza elaborare una propria posizione.
Varie ragioni sostengono questa linea. Una è che molti dirigenti del Pd sono cattolici convinti (esempio: Paola Binetti). Un’altra sta nell’idea (di ascendenza gramsciana) che il cattolicesimo resta il collante della società civile italiana, per cui con la chiesa cattolica vanno strette alleanze smussando al massimo i possibili conflitti. Un’altra ragione ancora è che una forza politica non deve avere una linea sulle questioni etiche, che vanno lasciate alla coscienza personale: così, la libertà di coscienza prevista dal centro-sinistra ha consentito a Rosi Bindi di votare la legge 40 (mentre Berlusconi al Senato imponeva la disciplina di partito). Altra ragione a volte addotta è quella presentatami con semplicità da un dirigente locale dei Ds in risposta ad una mia lamentela per l’intitolazione (una delle tante) di un luogo pubblico centrale a Giovanni Paolo II da parte della giunta di sinistra: “vedi, il tuo voto è sicuro, mentre questo gesto serve per catturare voti cattolici che sono per noi essenziali e decisivi!”.
Ce ne sono altre, che qui devo tralasciare. Sia chiaro anche che non condanno per niente il tatticismo sopra ricordato: anzi, riconosco che a volte può anche funzionare e portare ai risultati attesi! Mi domando, tuttavia, se le ragioni sopra esaminate possano sostenere la assenza di una linea politica e culturale sui temi eticamente sensibili. Considerato l’alto tasso di secolarizzazione e la dilagante diffusione tra i cattolici del cosiddetto “scisma sommerso”, non mi sembra si possa continuare a dire che la religione cattolica delle gerarchie è ancora il collante della società italiana. Gli italiani vogliono il divorzio rapido, nuove modalità di aborto, la fecondazione assistita, la ricerca sulle staminali embrionali, ecc. Sempre per questo non credo che il tatticismo funzioni più: le persone cattoliche oggi non seguono più ciecamente le indicazioni ecclesiastiche, ma  lo fanno quando restano prigioniere della ormai asfissiante propaganda cattolica – che, non dimentichiamolo, è l’unica forza organizzata a lanciare messaggi precisi al riguardo. In questo contesto storico, la “libertà di coscienza” diventa il paravento di un disimpegno sui temi eticamente sensibili: la destra schiera un’armata organizzata con una straordinaria capacità di fuoco mediatico martellante, mentre la sinistra si limita all’ordine sparso ed a testimonianze personali! Sia chiaro: la libertà di coscienza dei parlamentari (come quella di chiunque) è sacrosanta, ma una forza di sinistra deve ricordare che quella dei parlamentari ha come obiettivo primo l’aumento delle libertà dei cittadini, non la loro restrizione!
Qui arriviamo al fondo della questione. Il punto è che nelle nuove condizioni storiche i temi eticamente sensibili vengono ad assumere una forte rilevanza sociale. E’ vero che c’è bisogno di una più equa ridistribuzione della ricchezza e di un lavoro sicuro, ma è altrettanto vero che per vivere bene e dignitosamente le persone necessitano anche di poter usufruire delle nuove opportunità messe a disposizione dalla scienza: vogliono controllare la fertilità e morire in pace, usufruire dei nuovi alimenti, di nuove terapie ecc. Già ora i progressi della biomedicina stanno cambiando gli stili di vita e gli assetti sociali, dando l’avvio a un processo destinato a crescere sempre di più. Una forza di sinistra non può continuare a disinteressarsi di questi problemi lasciandoli all’iniziativa personale di qualche studioso – in nome della “libertà di coscienza”. Né può pensare di rimanere al fondo catto-dipendente continuando a riconoscere alla chiesa una sorta speciale autorevolezza in campo etico. La morale cattolica, infatti, si rivela incapace a dare risposte adeguate a consentire nelle attuali circostanze storiche l’autorealizzazione delle persone.
La stella polare che deve guidare il cammino di una bioetica per la sinistra va individuata nella concreta eguaglianza e nella libertà di azione delle persone fino a quando non rechi comprovato danno a terzi. Nelle presenti situazioni storiche questo è l’unico ethos condiviso e capace di tenere assieme le società attuali. Gli appelli a collanti comunitaristici, tradizionalistici, o a qualche spirito di corpo non sono altro che vuota demagogia o propensione romantica per un tempo che fu.
Per questo una sinistra che voglia presentarsi ai cittadini deve avere una visione etica e bioetica ampia, informata al principio di libertà, che le consenta di dare risposte politiche precise ai temi eticamente sensibili. Ci vuole, quindi, maggior impegno per individuare almeno le linee portanti da presentare come alternativa alle prospettive etiche oggi diffuse informate alla tradizione o ad altri valori inadeguati. Investendo in etica si farebbe un “buon investimento” che, a mio parere, sarebbe anche a breve ripagato in termini politici ed elettorali. Dopo la cosiddetta fine delle ideologie, nel paese c’è bisogno di una visione ideale capace di integrare le richieste di giustizia circa le esigenze materiali (lavoro, pensione, ecc.) con le richieste circa le nuove esigenze sui temi eticamente sensibili. La sinistra ha le risorse per questo lanciare questa grande proposta ideale, anche se bisogna mettere a fuoco il tema. Avanti, ancora uno sforzo in questa direzione!
È la mia una proposta che sottopongo alla discussione pubblica.

 

*Docente di Bioetica all'Università di Torino

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