Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

 

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL LIBERO PENSIERO "GIORDANO BRUNO" 

Fondata nel 1906

Aderente all' Union Mondiale des Libres Penseurs - International Humanist and Ethical Union

Presidenza nazionale e Presidenza sezione di Roma - Coordinamento Web :

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Torino

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Boicottaggio della R.U. 486

Ma il Ministro della Salute non ci sta

di Stefania Friggeri

Scoppiata l’epidemia, non essendo stato approntato un sito istituzionale per dare informazioni, le donne che intendevano ricorrere all’aborto non sapevano come muoversi, quali ospedali erano ancora aperti per loro, come fare per accedervi e così via; e all’incertezza si aggiungeva il rischio di uscire di casa e di recarsi in ospedale,  ma soprattutto il timore di superare le sette settimane.

È cominciata così la maratona telefonica per riuscire a prendere un appuntamento presso un ospedale dove all’aborto era riconosciuto un carattere di urgenza, dal momento che la legge 194 prevede un termine temporale preciso per fare l’intervento (ma sono stati segnalati casi di donne che, esasperate per la mancanza o vaghezza delle risposte ricevute, hanno minacciato di denunciare ai carabinieri il boicottaggio di cui si sentivano vittime).

Nella situazione sanitaria causata dal coronavirus,  drammatica, difficile e complessa, i cattolici integralisti hanno colto l’opportunità per intervenire e limitare ulteriormente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, I.V.G. : in tempo di pandemia, quando è consigliabile starsene a casa e non frequentare l’ospedale,  la giunta regionale dell’Umbria, guidata dalla presidente Donatella Tesei, ha emesso una delibera che prevede il ricovero ospedaliero di tre giorni per le donne che ricorrono all’aborto farmacologico.

La norma, che ha annullato la delibera del 2018 con cui la giunta precedente di centrosinistra introduceva la possibilità di abortire con la R.U. 486 in day hospital e con terapia domiciliare,  ha indotto il ministro della Salute Speranza a chiedere al Consiglio Superiore della Salute, C.S.S., di esprimersi sulla delibera dell’Umbria «al fine di favorire, ove possibile, il ricorso all’IVG con metodo farmacologico, in regime di day hospital ed ambulatoriale, come in uso nella gran parte degli altri paesi europei»…. e di «prevedere l’aggiornamento delle Linee di Indirizzo dell’ IVG […] «tenendo anche in considerazione la possibilità di monitoraggio da remoto attraverso dispositivi tecnologici di telemedicina».

Il C.S.S. si è già pronunciato tre volte sulla legge 194 (2004, 2005, 2010) e sempre ha interpretato in modo restrittivo la legge indicando l’opportunità di un ricovero ospedaliero di tre giorni anche nel caso dell’aborto coi farmaci, considerandolo non meno rischioso di quello chirurgico,  tanto da ritenere impensabile che la donna potesse affrontarlo da sola fuori dall’ospedale.

Alle regioni però la legge ha riconosciuto la possibilità di organizzarsi in autonomia, senza rispettare le Linee guida del C.S.S. che sono state, e tuttora sono, molto rigide, anche se i dati del ministero della Sanità sull’aborto farmacologico riferiscono che non c’è stata alcuna complicazione nel 97% circa dei casi e che l’80% delle donne ha aggirato la ospedalizzazione firmando le dimissioni volontarie dopo aver assunto la RU486.

Ma in Italia sono poche le strutture che prevedono la possibilità di scegliere tra aborto chirurgico ed aborto farmacologico, anche perché gli ospedali che hanno adottato questo tipo di intervento sono presenti solamente in Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio e Toscana, non più nell’Umbria a guida leghista. Molteplici ed alte si sono alzate le voci di associazioni, di forze politiche e sindacali, di singole personalità che hanno denunciato l’anacronismo e la crudeltà della delibera votata dalla giunta dell’Umbria (così Saviano: «una decisione gravissima, irrazionale ed irrispettosa»), e la Società Ospedaliera di Ginecologia ed Ostetricia è intervenuta raccomandando la deospedalizzazione dell’aborto farmaceutico al fine di tutelare la salute della donna e di ridurre il sovraccarico negli ospedali. Per difendersi dall’accusa di avere firmato una delibera oscurantista, la presidente Tesei nella lettera che ha inviato al ministro Speranza ha scritto: «L’approccio che va seguito deve essere scevro da condizionamenti ideologici e deve avere come pilastri la libertà di scelta e la tutela della salute della donna».

Parole condivisibili; ma come credere che l’ideologia non abbia influenzato la giunta quando, in tempo di Covid,  la delibera della Regione Umbria prevede una ospedalizzazione forzosa di almeno tre giorni (72 ore)? con un rischio più alto  per la donna che abortisce coi farmaci rispetto a quella che ricorre all’aborto chirurgico, che richiede generalmente due ricoveri in day hospital, uno per gli esami e il colloquio, l’altro per l’intervento?. 

Ma dietro quella norma non c’è solo la volontà di cancellare il diritto della donna alla autodeterminazione e alla libertà di scelta perché il rischio che comporta per le donne, non solo di ammalarsi gravemente ma anche di morire, tradisce le pulsioni che animano nel profondo gli integralisti cattolici, come al tempo dei roghi per gli eretici e le streghe: allora l’Altro veniva cancellato dalla comunità, come si doveva procedere nei confronti di chi era riconosciuto, dopo un processo,  nemico del Vero, del Giusto, dell’Assoluto, oggi Pillon e compagni impugnano la legge per introdursi nella vita dell’Altro,  per punirlo quanto più possono, per piegarlo moralmente nella sofferenza.

 


 

 

 

 


 

Direttore Responsabile: Maria Mantello 

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